nella frenesia
di un'improvvisagiapponippomania
tengo una lavoro giapponese da più di tre eoni
e nel cervello gli stessi inalienabili spigoli
volo verso questa seconda casa
senza fantasmi neri di ici
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trovare qualcuno che parli inglese
a tokyo pare la parabola della cruna dell'ago
punge se hai poco tempo o coincidenze
perchè l'amico nipponico sorride
ti tiene in pugno
prende tempo
chiama in aiuto altri amici sconosciuti
si forma una riunione di famiglia
o di condominio
e dopo quasi venti minuti
tutti ti sorridono scusandosi
ma proprio non lo sanno
sori sori sori
e si defilano con un inchino
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la dea fortuna ci arride
perchè il nostro albergo
si trova a pochi metri dalla famigerata
stazione di Ueno
punto nodale di tutte le ferrovie e della metropilitana
un po' come la settima cervicale
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la prima domenica
è tiepida di sole e di vento
ci immergiamo negli albori della civiltà nipponica
nel bel museo nazionale
sembra quasi di poter incontrare un impettito shogun
o un buddha sempresorridente ad ogni angolo di mostra
anche se la mia capacità immaginifica
rimane fatalmente turbata soprattutto
dalle toilettes futuristiche
computerizzate dotate di tavola riscaldata
gettiti e gettitini per ogni dove
rumori coprirumori
e un'improbabile leva antiquata
per il riciclaggio dell'acqua
dopo dieci minuti ne esco
sopravvissuta divertita
basita
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camminare la domenica per un parco di Tokyo
significa camminare con i più disparati esemplari
di famigliole
quelle occidentalizzate
quelle punk
e quelle tradizionaliste
dove i bimbi e la mamme indossano
i kimono dei giorni di festa
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qualche barbone reduce dall'ultimo dissesto
se ne sta nascosto
le scarpe bucate ben ordinate come i panni stesi
fuori di qualche improvvisata bidonville
passa un ragazzo claudicante con le stampelle
accompagnato dalla sua ragazza-barbie anch'ella claudicante
per l'ostinazione ai tacchi sproporzionati
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tutto scorre quieto
anche la fiumana umana che ci accompagna
allo yoyogi park
dove le cozplay, ragazze-fumetto
aspettano il loro momento di gloria
indossando abiti futuristicocarnascialari
per rifugiarsi altrove
dalla realtà spersonalizzante di Tokyo
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giriamo l'angolo
e improvvisamente
è la festa d'autunno
in un tempio in mezzo a un boschetto
inizia una gran cerimonia per un'altra cerimonia
per un'altra cerimonia
certo i giapponesi sono molto cerimoniosi
quanti riti ed inchini
tutti in piedi quando passa la parata
dei monaci
delle monache
delle donne musiche
dei suonatori di flauto
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si alza un vento forte
che vorrebbe disordinare
l'ordine della musica
il dramma forte dei canti
sotto la vibrazione geometrica degli shamisen
in festa
ma tutto resta imperturbabile
anche i capelli delle donne in musica
si muovono solo le mani
sulle corde ordinate
diventano musica
grande e cupa come questo vento
dove ci porterà
