giovedì, agosto 28, 2008
surreale incontro

italia_usa

a colpi di muffins ed apache

limoncello

culo e camicia

con la madre di stallone

che legge i calchi delle natiche

per predire il futuro

e il maialino domestico di clooney

le notizie volano amene

proprio qui in  questo madagascar

 fortunatamente ignaro

__

Dave e' il balbuziente a stelle e striscie

piu' chiaro e gentile

che abbia mai incontrato

Noan ha lo stesso sorriso gessato

di Berlusconi

e il medesimo 29 settembre

alla nascita

il pato Lucas non da segni di vita

e per questo e' molto amato dalle

femmine indigene e straniere

Dolores chiede di ristoratori

immancabilmpente caduti

sotto il colpo di qualche tifone

io trasudo gioia e solitudine

perché mi é giunto

improvviso

 il mare

__

a Morondava

tento di raggiungere

l'ultima spiaggia

ma rimango impantanata nella prima

dove il mare ritiratosi in bassa

ha lasciato melma

quasi sabbie mobili create

per mio passaggio

dato che i malgasci vi camminano impavidi

mentre io rimango infossata

e imperturbabile

ad attendere  un'onda di alta marea

che mi riporti  viva a riva

__

i tramonti sono di un rosso

che fa male al cuore

penso a tutti i miei morti

ad anna che incontrero' ormai solo nella

dimensione rarefatta dei sogni

mentre tre bambini felici di essere bambini

vivi a rotolarsi nella sabbia come conchiglie ilari

accompagnano la mia quieta malinconia

__

abbandonata Tulear

ci inerpichiamo in fuoristrada

verso il sud più amaro e vero

in un ammasso di dune sconfinate

e baobab improvvisi

tra mangorvie maestose guardiane del mare

appare la penisola magica di sarodrano

abitata da soli pescatori

e dal più corallino mare

__

arriviamo nel primo pomeriggio

col sole tenero

mentre le donne che pescano ricci

in lontananza appaiono come gli aghi

che ristabiliscono il giusto peso

delle  cose

__

per diversi giorni

ci scordiamo elettricità

e acqua corrente

ma come si rincorrono le onde

ed i pesci qui

dopo la prima battuta di pesca

ci arriva in tavola un tonno pinna gialla

marinato e appena immolato

che alla papille viene voglia

di cantare

__

il giorno dopo

una viaggio tra le onde

su una tentennante piroga

a cercare pesci

ci imbattiamo

nel ritmo maestoso

di alcune megattere e madri

con i loro cuccioli

che ci attraversano lo sguardo

rapito

da    tanta immensa inconsapevole

bellezza

__

Nosi Ve é bianco che

rompe il ritmo dei polmoni

una piccola isola  e sacra

abitata solo dai suoi candidi volatili

una specie endemica

con una buffa barba al posto

della coda

e una barriera corallina accidentata

per la corrente

mangiamo pesci deliziosi

sotto una tenda di fortuna

sole e freddo nelle ossa

vento furioso e sorriso inossidabile

i tre piccoli naufraghi

cospirano col mare

canzoni di corallo e gusci di perla

__

Saint Augustin

é una  baia delicata

da fare innamorare

per raggiungerla ci accodiamo agli indigeni

trasalendo i monti impazziti di sole

e agavi

e cactus giganteschi

flessuosi  e immobili

in perenne danza di spine e azzurro

__

risaliamo un fiume giovane

con una piroga dondolante

tra uccelli di ogni colore

canne incontaminate

bimbi che nuotano senza cesura

dal ventre primordiale

al fiume

__

mi tuffo

alghe di un verde purissimo

pesci che non conoscono l'aria

alberi che si intrecciano

per un moto improvviso d'amore

mi tuffo

senza alcuna fretta

 di risalire










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mercoledì, agosto 20, 2008

la terra della luna

la luna dalla terra

il madagascar é una terra

di dolcezza

e di incommensurabile lentezza

--

 mora mora

piano piano

doucement doucement

al solo ripeterlo

rimango mesmerizzata

in un liquido amniotico

 dimentico ogni cosa

e subito

sono chiara e nuova

--

dormire qui' é un'avventura

i malgasci sono rapiti

in danze perenni

tarantolati da un ritmo

contagioso e convulso

che travolge anche la morte

__

Antsirabe é la terra

in cui i vivi ballano con i morti

distruggendo ogni cesura

tessendo una continuità musicale

__

Famadihana é il nome

di questa grande festa

in cui la vita e la morte si mescolano

come ingradienti fondamentali

della piu' fondamentale ricetta

--

parteciparvi significa

venire travolti da un'onda

di energia musicale

che attraversa la carne dei vivi

come le ossa dei morti

le ossa sono le radici

a cui avvinghiarsi

per ricordarti chi sei

 un granello danzante

nel respiro del mondo

__

discendere il fiume Tsiribihina

in piroga

tre giorni a ritmo di remi

e silenzio

tra lemuri impazziti di foglie

camaleonti

 dallo sguardo indipendente

e circolare

  che guardano il mondo

da ogni prospettiva

a morire l'ottusità

e la noia

__

tra foreste

e rocce calcaree  di indefinibile

bellezza

pipistrelli dormienti

e coccodrilli che si immergono

proprio allaltezza di un piede

o una mano  appena rilassata

ridiscendiamo il fiume

e gli antri delle profondità umane

naturalmente

sonnecchiosamente

--

la sera bivacchiamo

in spiagge deserte

azzeriamo i pensieri nel vento

per fare spazio alle stelle

mentre i piroghieri cantano e danzano

sguardi che bruciano

oltre il fuoco

piu' di ogni fuoco

__

approdiamo  tra sabbia chiara

e fango

giriamo l'angolo e siamo travolti

dal verde indifeso di cascate giovani

e lunari

il miglior fonte battesimale

per i nostri cuori stanchi

--

poi tocca agli zebu'

a trainarci tra paludi

 e risaie addormentate

sento tutto il peso

dei miei avi contadini

a lottare contro le zolle

per stillarne  fuori la vita

__

iniziamo ad amoreggiare

con i baobab

una leggenda vuole che fossero

cosi' belli che un dio geloso

li seppellisse a chioma in giu'

ora sembrano i neuroni della terra

l'intelligenza pulsante e pura

del nostro pianeta

__

infine gli Tsingy

guglie di roccia calcarea

d'argento vivo

lame affilate che tagliano

le scarpe  e gli occhi

al guardarli troppo

__

per guadagnare le vette

ci inerpichiamo come inesperti

eccitati esploratori

tra tunnel di roccia che mangiano la luce

grotte profonde

chiare e graziose come giovani

cavolfiori

ponti traballanti dove esercitare

la vertigine della vertigine

  l'atavica curiosità del volo

--

il paesaggio ultraterrestre

mi avvolge i tendini con la fatica

e gli occhi grandi

per una repentina infanzia

  sopra una cattedrale di roccia

  in cui unico organo

é il vento

--

in spedizione notturna

tra gli animali della foresta

mi appare un insetto

intriso di magia

di nostalgia

sospeso tra la  notte e la luna

per cuore un fiore

lo osservo fino alla morte

fino alla vita viva lo osservo

bianco e liquido

ogni rumore









postato da: reginadelsole alle ore 10:23 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, agosto 08, 2008

amici nemici sconosciuti

un abbraccio non si nega a nessuno

prima di partire

per dove non importa

importa camminare



 (ma se qualcuno mi cerca può trovarmi col muso confuso tra i lemuri malgasci)

moramora
postato da: reginadelsole alle ore 20:58 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, agosto 04, 2008

mi presento

mi chiamo pannicolopatia

per i nemici cellulite

mi si scagliano contro  a frotte

come se il pericolo immanente

di uno tsunami risiedesse

in qualche placida cellula d'adipe

irregolare come l'inevitabile

ondeggiare del mare

--

per l' O.M.S.

sono una malattia

per Renoir

ero  magna bellezza

degna dell'immortalità

di un quadro

oggi

sono bandita

da ogni fotografia

--

mi appoggio tra i tessuti

e mi riposo

ma questa guerra

sta diventando un peso

eppure ai miei nemici basterebbe

un po' di fame

per restaurarli amici

--

ma la fame attuale

è lusso coatto

di un mondo terzo

il primo

 tutto preso al tiro alle freccette

contro qualche cellula

sorniona d'adipe

e non sono barzellette



postato da: reginadelsole alle ore 13:53 | Permalink | commenti (9)
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venerdì, agosto 01, 2008

 

la parole

 

 cadono mute

 

dalla bocca

 

sono denti di vecchio

 

e di lattante

 

--

 

rimane vuota

 

la caverna dei sogni

 

senza più respiro

 

a involarli in alto

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 09:45 | Permalink | commenti (1)
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martedì, luglio 29, 2008

 

non so

 

se potrei bere al limo

 

o mangiare l'erba amara

 

per monito di una sconosciuta signora

 

ma so

 

che l'erba amara che mastico

 

quotidianamente

 

è senza dignità

 

a masticarla in solitudine

 

perchè il dolore

 

non è una questione personale

 

e nemmeno il sole

 

--

 

qui

 

l'acqua è la particella elementare

 

l'alfa del mio corpo

 

e di quello della Terra

 

il mio corpo è il corpo di tutti

 

è un corpo per tutti

 

allora dammi un poco di calore

 

il mio freddo non è diverso dal tuo freddo

 

e allora dammi un po' del tuo dolore

 

è così uguale al mio

 

che a indossarlo sprigiona

 

tenerezza che non muore

 

 

 

(Canzone per  Maria)

 

 

 

 

 

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 21:43 | Permalink | commenti
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lunedì, luglio 21, 2008

 

scrivo e ti ascolto

 

incenerito e senza fondo

 

il tono delle corde

 

che si agitano nella  tua gola

 

scandite da piccoli rantoli di tosse

 

emozione o delirio in  fumo

 

mentre le rughe ritmano

 

irregolari

 

lo sguardo glauco del ragazzo

 

e del vecchio che sei

 

secco all'infuori della lingua

 

dove hai nascosti tutta la polpa

 

degli anni

 

e il sogno che sempre

 

 ti ruba il sonno

 

--

 

scrivo e ti ascolto

 

sei un'assenza viva

 

ed io uno dei finiti tuoi mari

 

possibili

 

impossibile dormire

 

stanotte

 

nel tamtam ululare

 

dei miei cuori

 

uno per seno

 

e ancora non bastano

 

per contenere

 

una tua parola

 

 e amore

 

 (a Enrico, grande maestro di penna e  di cuore)

 

 

 

 

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 21:19 | Permalink | commenti (4)
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sabato, luglio 19, 2008

 

fonemi dissestati

 

italiano in rantolo

 

chiappe lessicali

 

offresi

 

al gusto inesatto

 

anglofono

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 20:15 | Permalink | commenti
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mercoledì, luglio 16, 2008

 

 

L'ORARIO DEL GIOCATTOLO DI LEGNO

 

Avevo il vizio di metteri a tavola

            composta

            come una luna

o come un dolce secco da guerriglia:

              tu eri il mio bene.

Così pensavo d'insanare a nuova fola

il passare dei giorni, dei mesi

                    degli anni

io marinaro

lupo mannaro

che trangugia il foco sulla piazza

del mite bambino credulo

cavalcando l'orario

del giocattolo di legno

agitato, tu mia figlia ladra

che amo

                        che amo

sino alla distanza del mare.

 

 

  VITTORIO GROTTI

 

(ringraziando di avermi inventata circa 39 anni fa)

 

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 17:20 | Permalink | commenti (9)
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domenica, luglio 13, 2008

 

dal tuo profilo

 

criminologico esonda

 

tutta la pazienza

 

dei tuoi testicoli  di cuore

 

di certo-così dici

 

di tutte quelle notti

 

appese alla croce

 

dell'abbandono

 

ad attendere la resurrezione

 

del padre

 

in luogo della mera morte

 

sempre di tuo padre

 

per questo giochi con la morte

 

e la dispensi

 

 a destra

 

a manca

 

apartiticamente

 

un po' come quel dio

 

che non ti è mai risorto

 

un po' come quel padre

 

che ti ha lasciato 

 

appeso

 

 alla croce dell'abbandono

 

con un profilo criminologico

 

smagliante

 

appena appena sbiadita

 

unicamente

 

la mera pazienza

 

dei tuoi testicoli

 

di cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: reginadelsole alle ore 18:13 | Permalink | commenti (6)
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